Taches noires e terracotta nera

XVIII secolo
Albisola

In breve

Con il termine “taches noires”, coniato nel 1809 dal prefetto napoleonico del Dipartimento di Montenotte, Chabrol de Volvic, si intende indicare una terracotta destinata alle mense delle classi popolari, realizzata ad Albisola a partire dal terzo decennio del XVIII secolo. La produzione di queste ceramiche, che consisteva in svariati milioni di esemplari per anno, fu ampiamente commercializzata in Italia e lungo le coste del Mediterraneo occidentale.

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Approfondimento

Questa tipologia è contraddistinta da un’estrema semplificazione decorativa affidata a poche macchie di colore scuro da cui il nome “taches noires”. Si caratterizza, infatti, per la semplice decorazione costituita da motivi informali, a colature, a diagrammi, a bande, stesi in manganese a larghe pennellate sotto la vernice piombifera di colore arancio o marrone. Queste terrecotte presentavano diverse forme per la realizzazione delle quali talora erano utilizzati gli stampi in precedenza creati per la maiolica. In particolare, la produzione andava dalla piatteria comune a tegami, scaldini, scolapasta, boccali, lucerne, candelieri, veilleuses, ma comprendeva anche acquasantiere, piccole sculture e statuine a scopo devozionale. Nella seconda metà del Settecento alle “taches noires” si affianca la cosiddetta “terraglia nera”, terracotta interamente verniciata in bruno di manganese. Negli esemplari destinati alla tavola popolare o all’arredo della casa borghese (scaldini, alzate con bordo a ringhiera, lumi a petrolio) è ripreso il repertorio di forme delle “taches noires”, ma si riscontra anche una limitata produzione di oggetti impreziositi da lumeggiature in oro. In questa tipologia sono, inoltre, realizzati piccole plastiche e gruppi allegorici di impronta neoclassica, spesso derivati dal biscuit e dalla terraglia e ispirati ai modelli inglesi.

Le ceramiche “taches noires” sono esposte nella sala 7 del Museo della Ceramica.

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